Fondazione Onlus Daniela Milano
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NATIVI DIGITALI

Bambine e bambini hanno bisogno del mondo vero per nutrire i loro pensieri e la loro immaginazione. Hanno bisogno dei loro corpi tutti interi, capaci di toccare con mano le cose e non essere ridotti solo a veloci polpastrelli. Hanno bisogno di sporcarsi con la terra, piantando un seme che non sappiamo se nascerà. Hanno bisogno di essere attesi e di conoscere l’attesa, di sviluppare il senso del tatto e gli altri sensi e non limitarsi al touch screen. Se lasciamo che pensino che il mondo può essere contenuto in uno schermo, li priviamo del senso della vita che non è riproducibile in 3D. Gli altri e la realtà non si accendono e spengono a nostro piacimento. Hanno bisogno di tempi lunghi, di muovere il corpo e muovere la testa, di dipingere e usare la creta; devono poter essere condotti ad entrare lentamente in un libro sfogliandolo, guardando le figure e ascoltando la voce viva di qualcuno che lo legga. Cominciare a scrivere e a contare usando matite, penne e pennarelli, manipolando e costruendo oggetti, costruire figure ed indagare il mondo. Hanno bisogno di guardare fuori dalla finestra il sole che indica il tempo e i colori della luce che cambiano col passare delle nuvole. Hanno bisogno di scontrarsi e incontrarsi tra loro in quel corpo a corpo con le cose e con gli altri, così necessario per capire se stessi. Tutto questo davanti a uno schermo NON SI PUO’ FARE!
IL POTERE DELLA FIABA
La fiaba rappresenta un importante strumento per accrescere la fantasia e l’immaginazione nei più piccoli, la possibilità di confrontarsi con le potenzialità dei personaggi e con le proprie emozioni. La fiaba è strutturata secondo caratteristiche precise: i personaggi possono essere sia reali sia frutto della fantasia; il tempo della narrazione è, di solito, lontano e indefinito, i luoghi dei racconti sono poco caratterizzati e simili tra loro; si alternano elementi di realtà e di fantasia; il corpus rimane invariato, infatti da una situazione problematica si arriva sempre ad una soluzione.

Lo scorso anno, ho avuto l’incarico, dal Dipartimento servizi educativi e scolastici del Comune di Roma, di svolgere un corso di formazione, per gli educatori e gli insegnanti dei nidi e delle scuole materne del territorio; ho focalizzato l’attenzione, sulla necessità di fornire strumenti per far sviluppare la crescita, l’autonomia, la curiosità dei bambini dai zero ai sei anni, in particolare da una prima osservazione, mi sono resa conto dell’importanza di procedere su alcuni punti fondamentali e basilari come la formazione e l’acquisizione di competenze sulla “osservazione partecipe” del bambino da parte delle figure di riferimento.

Nel processo evolutivo di un bambino, il distacco dalle figure di accudimento è uno dei passaggi più importanti e non privo di sofferenza sia per il figlio che per i genitori. Da una fase di totale dipendenza dal suo caregiver, il bambino passa gradualmente ad una fase di maggiore autonomia cambiando anche la percezione di se stesso nella relazione con la madre o con chi se ne prende cura. Il bambino che comincia a sentirsi separato dalla madre, se sostenuto da quest’ultima, comincia ad esplorare il mondo esterno pur sapendo di poter contare su una “base sicura” a cui far sempre ritorno. Compito della figura di accudimento è quello di incoraggiare l’esplorazione e la crescita del figlio, rimanendo in una posizione di accoglienza nel momento del bisogno.

La bambina dei "no"

Ogni bambino, nel suo percorso di crescita, è in relazione con il mondo ed esprime i suoi bisogni soprattutto attraverso manifestazioni comportamentali.
Molto spesso la modalità relazionale elettiva è, però, di tipo oppositivo-provocatoria e di non facile comprensione per l’adulto di riferimento.
Il bambino si oppone per sentirsi autonomo e far strada ad un pensiero individuale e il ricorso a comportamenti provocatori nasconde messaggi di sofferenza inesprimibili diversamente.
Il ruolo del genitore è importante, ma il suo compito non è affatto facile: la frustrazione e il vissuto di impotenza, infatti, possono minare la possibilità di fornire il giusto supporto al figlio dando spazio alla conflittualità.